ITINERARIO RELIGIOSO A VALVESTINO

Composto di sei frazioni, Valvestino è zona montuosa, selvaggia e affascinante, dove la natura si esprime ancora in piena libertà. Terra di faggi maestosi, di timide sassifraghe, di ruscelli freschi e spumeggianti, di boschi fitti e pascoli verdeggianti, la Valle mantiene incontaminato il proprio straordinario ambiente naturale. Abitata già in epoca preistorica, Valvestino fu poi popolata dai Galli Cenomani e, successivamente, dai Romani. La popolazione fu convertita al Cristianesimo in età imperiale e la tradizione vuole che tale conversione sia avvenuta grazie a San Vigilio, vescovo di Trento nel IV secolo. Secondo la leggenda, egli fu martirizzato intorno al 400 d.C. a Spiazzo, in Val Rendena. Si narra che, durante un viaggio di evangelizzazione, Vigilio giungesse appunto in Val Rendena dove, dopo aver celebrato una Santa Messa, con l’aiuto di alcuni confratelli gettasse nel fiume Sarca un idolo di Saturno, venerato dalla popolazione locale. Questo gesto scatenò l'ira dei pagani i quali, impugnati bastoni e zoccoli di legno, lo martirizzarono ferocemente.

Al Santo evangelizzatore è intitolata la piccola chiesa di Droane, minuscola frazione formata da qualche casetta, i cui abitanti pare siano stati quasi interamente decimati da un’epidemia di peste intorno al 1500. La tradizione racconta che, uniche superstiti, due donne trovarono rifugio a Tignale. Una di esse morì poco dopo, mentre la seconda si stabilì ad Aer, nello stesso Comune. Anni dopo, sentendo avvicinare la fine dei propri giorni terreni, la donna donò alla comunità i terreni che ancora possedeva a Droane, a condizione che ogni 26 giugno, giorno di San Vigilio, venisse celebrata una messa in suo suffragio, durante la quale doveva esser distribuito ai partecipanti un quintale di pane. La tradizione è tuttora rispettata e ogni anno il parroco sale alla chiesetta di San Vigilio: dopo la celebrazione della Santa Messa, infatti, viene distribuito pane a tutti i presenti.



La devozione cristiana, che qui si mescola ad antichissime credenze, è evidente nell’architettura delle numerose, piccole chiese disseminate nelle frazioni che formano il Comune di Valvestino. La più antica chiesa del luogo, San Giovanni Battista a Turano, è documentata sin dal X secolo. Più volte rimaneggiata nel corso dei secoli, essa è depositaria dell’antichissima Festa del Perdono, risalente al XII secolo, ancora celebrata ogni penultima domenica d’agosto. Il grande crocefisso custodito nella chiesa di S. Rocco di Turano viene portato in processione fino alla chiesa di S. Giovanni Battista e, durante la celebrazione, ai fedeli viene impartita l’indulgenza plenaria, che la tradizione vuole fosse concessa da Papa Alessandro III nel 1166.

A Bollone svetta la chiesa di San Michele, di probabile fondazione longobarda ma interamente riedificata nel 1537, mentre San Matteo di Persone è citata fin dal 1537 nell’ambito dei territori plebani di Tignale. Armo invece ospita l’antica chiesa dei Santi Simeone e Giuda, mentre a Moerna la chiesa di San Bartolomeo di probabile fondazione quattrocentesca ma più volte rimaneggiata nel corso dei secoli, vanta una serie di affreschi datati 1946, opera dei pittori trentini Colorio e Bertoldi.

A Moerna nacque, nel 1832, don Pietro Porta, che fu cappellano di numerosi paesi, tra i quali, per sette anni, Bollone, nella natia Valvestino. Singolare figura di sacerdote-botanico, don Porta dedicò l’intera esistenza alla cura delle anime e allo studio della flora, non soltanto nella sua valle, ma in tutta Europa. Si avvicinò agli studi di botanica durante gli anni del seminario; in seguito, conobbe lo studioso tedesco don Roperto Huter e il botanico Gregorio Righi, di Torri del Benaco. Tra i tre studiosi nascerà un legame che durerà tutta la vita: a loro dobbiamo, infatti, la compilazione di schede relative a decine di migliaia di piante, contenute in numerosi erbari d’Europa. Alla sua morte, avvenuta nel 1923 a Riva del Garda, il ricchissimo erbario personale di don Pietro Porta fu donato al Seminario Maggiore di Trento, al Museo Tridentino di Storia Naturale e al Museo civico di Riva del Garda. Nel 2007 a Moerna è stato inaugurato il museo botanico a lui intitolato, che ne raccoglie l’appassionata eredità, frutto di un’intima, intensa dedizione per Madre Natura, manifestazione della munifica creatività del Padre.

La vita scorre serena, in Valvestino, e il lento susseguirsi delle stagioni scandisce le giornate: fredda è la luce invernale, quasi lattiginosa, mentre la primavera, che quassù arriva lentamente, offre agli occhi di chi passa innumerevoli sfumature di verde. L’estate è fulgida, ricca di profumi d’erba tagliata, di fieno scrocchiante e di giochi di bambini. L’autunno, invece, è un carosello di colori sgargianti: prima di lasciar posto alla stagione invernale, scarna e tagliente, i grandi alberi, protagonisti di questi luoghi, regalano al viaggiatore indicibili sfumature di rossi accesi e gialli vibranti, quasi a rammentare, in un messaggio di speranza che, dopo l’inverno, la primavera torna.

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