ITINERARIO RELIGIOSO A TREMOSINE

Per salire sull’altopiano dove si dipana il Comune di Tremosine, dalla strada gardesana si percorre una via tracciata nel 1913, oggi chiamata la Forra, talmente mirabile e stupefacente per incanto e magia delle vedute da lasciare senza fiato persino chi la percorre quotidianamente. Fino a quel momento, fatidico e fondamentale, per raggiungere i tanti villaggi che compongono il Comune, esisteva soltanto una rete di piccole mulattiere e ripidi sentieri a strapiombo sull’acqua. L’isolamento forzato cui furono sottoposti gli abitanti del territorio di Tremosine fino a epoca tanto recente, ha mantenuto quasi intatte tradizioni e devozioni assai antiche.

Molto deve la comunità di Tremosine a un grande sacerdote, Monsignor Giacomo Zanini, che fu parroco della frazione di Vesio dal 1889 al 1937, anno in cui morì. Sacerdote e uomo di grande intelligenza e dedizione, votato al miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti, fu colui il quale, insieme ad alcuni amici, nel 1896 fondò la Cassa Rurale di Vesio, oggi parte della Banca di Credito Cooperativo Colli Morenici del Garda, BCC del Garda, il cui fine, ispirato dal magistero sociale della Chiesa, era sostenere i più deboli verso l’acquisizione di crediti che consentissero lo sviluppo economico della popolazione, un tempo dedita soltanto a lavori agresti. Istituì le latterie sociali, educò alla bonifica delle stalle e contribuì alla realizzazione della Forra, quella strada carrabile considerata una delle meraviglie di tutto il territorio gardesano.

La prima frazione che s’incontra, salendo dalla Forra, è Pieve, piccolo borgo affacciato a picco sul lago, che offre panorami da lasciar senza fiato: dal sagrato della pieve di San Giovanni Battista, un tempo dedicata a Santa Maria, la vista è stupefacente. Di antichissima fondazione, databile tra il VII e l’VIII secolo, la primitiva cappella venne poi sostituita, attorni all’anno 1000, da un edificio romanico, fornito di un battistero, situato davanti alla facciata della chiesa. L’edificio venne poi completamente rifatto nel corso dei secoli XVI e XVII e mirabilmente ornato di altari e di opere d’intaglio ligneo tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700.

Anche qui, come altrove nel territorio gardesano, durante i giorni precedenti il mercoledì delle Ceneri, si celebrano i Sacri Tridui, solenne commemorazione dei defunti per i quali, nell’arco di tre giorni, un tempo si officiano funzioni religiose, oggi simboleggiate dalla celebrazione dell’Eucarestia. Durante la festività, sul presbiterio della chiesa viene esposta la Macchina del Triduo, imponente struttura lignea creata nel XVIII secolo, ornata da suntuose decorazioni, al centro della quale viene esposto il Santissimo Sacramento. La struttura sorregge 365 candele che, durante le funzioni, vengono accese contemporaneamente, a simboleggiare le anime dei defunti, mentre i fedeli intonano litanie su antiche melodie tradizionali.



Lasciando Pieve e seguendo la strada che si srotola tra le belle frazioni, oltrepassato l’abitato di Sermerio (bella la chiesa dedicata a S. Martino e a S. Bernardo), si raggiunge l’imbocco della Valle di San Michele, lungo la quale il viaggiatore può incamminarsi, per raggiungere l’omonimo, antichissimo Eremo. L'Eremo di San Michele sorge in luogo isolato, su uno sperone roccioso all’inizio della valle, circondato da una splendida foresta demaniale. Del piccolo romitorio fa parte la chiesa, dedicata all’Arcangelo, la cui fondazione pare sia di epoca longobarda e la cui funzione si presume fosse quella di assistenza ai viandanti e agli operai del forno fusorio e delle fucine ivi presenti. Nel 1679 il sacerdote veronese FlorenioFeliberi vi fondò l’eremo, dove visse in solitudine fino alla fine dei suoi giorni terreni. Oggi, l’eremo è affidato ai Frati Francescani lombardi i quali, durante la stagione più mite, organizzano soggiorni in fraternità, secondo la Regola eremitica dettata da San Francesco. È un luogo di preghiera e sobrietà dove, in unione con il Creato, il tempo è scandito dalla Liturgia delle Ore, dall'ascolto della Parola e dal silenzio.

Scendendo verso valle, si incontra la frazione di Vesio con la bella chiesa dedicata a S. Bartolomeo.



Conviene qui svoltare a sinistra e visitare la frazione di Voltino con il suggestivo borgo antico e la chiesa. Documenti del 1185 testimoniano la dedicazione a S. Lorenzo diacono, probabilmente luogo di ristoro (xenodochio) per i viandanti che scendevano dai monti (compresa la Valle di Ledro) verso il lago, per l’unica via allora carreggiabile. Scendendo nuovamente verso valle, si torna in riva al lago, a Limone, dove, tramite la Via Gardesana si rientra nel Comune di Tremosine e si raggiunge Campione, unica frazione lacustre di Tremosine. E proprio qui, a Campione, secondo la tradizione si trova la grotta nella quale si ritirò Ercolano, vescovo di Brescia, nel VI secolo, per condurvi vita eremitica insieme ad un discepolo, che scelse di sistemarsi in una grotticella poco distante. Documenti del XV secolo riferiscono della presenza di Sant’Ercolano sulla rupe di Campione: l’antro del Santo si trova in alto, nella roccia, circa 30 metri sopra il lago ed è protetto da una muratura dalle molteplici tecniche costruttive. La grotta detta del discepolo, invece, è situata a una cinquantina di metri da quella di Ercolano: di forma semicircolare, è chiusa su due lati da un muro, dove si può ancora intuire la presenza della porta di accesso e di una finestrella.

Campione, piccolo borgo a riva di lago, posto sulla sporgenza formata dai detriti del torrente S. Michele, era diviso in Campione Sopra, sulla sinistra del fiume, e Campione di Sotto, sulla destra. In Campione di Sopra esisteva una chiesa dedicata a S. Girolamo, completamente distrutta dall’alluvione del 1807. In Campione di Sotto la cappella era dedicata a S. Ercolano e persistette fino al 1900 quando venne sostituita dall’attuale edificio, pure dedicato al medesimo santo vescovo, oggi Patrono della Riviera Bresciana del Garda.

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