ITINERARIO RELIGIOSO A SALÒ

Non appena imboccata la via del Panorama che scende verso la cittadina, lo scenario lascia senza fiato. Annidata nel suo profondo golfo, Salò ci appare in tutta la sua incantevole armoniosità: il palazzo del podestà veneziano, che fu anche sede della Magnifica Patria, con la splendida loggia quattrocentesca, il lungolago, il duomo e la corona di colline, verdi di lauri e olivi, che ne delimitano i confini. Una pista ciclabile fiancheggia la strada, lungo la quale si snoda la Via Lucis, recente itinerario spirituale composto di quattordici edicole, ciascuna delle quali è impreziosita da un’opera d’arte contemporanea, che celebra gli episodi della vita di Cristo compresi tra la Resurrezione e la Pentecoste. Scendendo ancora lungo la via del Panorama, sulla destra, adagiato in una soleggiata conca affacciata sul lago, ci appare il monastero della Visitazione, fondato nel 1712 e qui trasferito dal centro cittadino nel 1968. È un monastero di clausura, le cui Sorelle sono figlie spirituali di San Francesco di Sales e della Santa Giovanna Francesca di Chantal: seguendone le orme, vivono il vangelo con la forza dell’unione dei cuori, che sconfigge ogni limite e diversità.

Sulle pendici del monte, dall’altra parte del golfo, si scorge Renzano, piccola frazione collinare che ospita, in fondo ad una valletta ombrosa e fresca, il Santuario della Madonna del Rio, edificato nel XVIII secolo. La tradizione locale vuole che fosse costruito dopo un’apparizione della Vergine, invocata dai pastori del luogo per scongiurare il pericolo di esondazioni del torrente, che le lunghe piogge avevano pericolosamente ingrossato. Dall’alto della via, la vista è omnicomprensiva: sul lato meridionale del golfo, in posizione appartata, a fianco del neoclassico cimitero vantiniano, custodito da un lungo filare di resinosi cipressi, sorge l’antico lazzaretto, edificato nel 1484 insieme alla chiesa dedicata a San Rocco, pellegrino e taumaturgo, invocato fin dal medioevo a protezione dalla peste.

Oltrepassata l’antica contrada delle Rive, i viaggiatori sono accolti dalla chiesa di San Bernardino, edificata nel XV secolo dopo il soggiorno del Santo sull’isola del Garda, al tempo convento francescano fondato, secondo la tradizione, proprio da Francesco d'Assisi, che si sarebbe fermato sulla sponda occidentale del Garda di ritorno dal viaggio in Terrasanta, nel 1220. Più volte modificata nel corso dei secoli, la chiesa custodisce, tra le tante opere pregevoli, quattro tele di Giovanni Andrea Bertanza, pittore nato a Padenghe e vissuto a Salò nel XVII secolo, che raccontano con maestria alcuni episodi della vita di San Bernardino da Siena. Nel centro del paese, numerose sono le incantevoli chiese dove sostare per una preghiera, molte delle quali visitate da San Carlo Borromeo nel 1580, durante il suo viaggio pastorale sul Garda. A Salò, il Santo fondò un Monte di Pietà Spirituale, per istituire i fondi necessari all’educazione dei fanciulli più poveri. La presenza di San Carlo, oggi Patrono della città, e la devozione dei salodiani per la sua figura autorevole e severa, è ricordata anche da una bella statua eretta nel 1619 per iniziativa degli abitanti della contrada di San Giovanni, che ospita anche la chiesa di San Giovanni Decollato, tra le più antiche del paese.



In fondo al lungolago, su cui affacciano armoniosi edifici d’epoca in stile Liberty, oltre al magnifico palazzo del Provveditore ed al più recente Municipio, sorge il Duomo, dedicato a Santa Maria Annunziata, che stupisce per la maestosità ed eleganza delle forme. Fu costruito su progetto di Filippo delle Vacche a partire dal 1453 e consacrato nel 1502. La facciata, incompiuta, è ingentilita da un magnifico portale rinascimentale, che invita ad entrare, per scoprire tesori e devozioni custoditi nel grande edificio sacro. Nel corso dei secoli, il Duomo divenne scrigno di opere d'arte: tra gli artisti più importanti, Palma il Giovane, Zenone Veronese, il Romanino, Andrea Celesti e Davide Reti. Un recente restauro gli ha restituito l'antico splendore. Prima di uscire nuovamente sul sagrato, lo sguardo cade ammirato sullo magnifico Crocefisso ligneo posto sopra l’altare maggiore: opera di Giovanni Teutonico e commissionato dal Comune il 6 luglio 1449, il Cristo in agonia sembra proteggere i visitatori, con le sue grandi braccia aperte, quasi in un abbraccio colmo di sofferenza e, nel contempo, di speranza.

Lasciando la bella Salò e muovendosi verso nord, nella frazione di Barbarano, sul lato sinistro della strada statale proprio di fronte a palazzo Sforza Pallavicino, oggi Terzi Martinengo, edificato in forme rigorose nel XVI secolo, s’incontra il convento dei Frati Minori Cappuccini, fondato anch’esso nel ‘500. Accanto al convento, sorge la chiesa, coeva ma più volte rimaneggiata, intitolata a San Giovanni Evangelista: è impreziosita da molte opere d’arte, tra cui una pregiata tela del XVII secolo ad opera di Giovanni Andrea Bertanza, La Vergine tra San Francesco e figure di Angeli. Il convento ospita, insieme ad altre realtà spirituali, l'Ordine Francescano Secolare, l’Associazione Scout e il Centro di Primo Ascolto “Betania”, dedicato alle famiglie e, in particolare, ai giovani in difficoltà.

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