ITINERARIO RELIGIOSO A PADENGHE

Muovendoci da Lonato verso la riva del lago, troviamo Padenghe, luogo già abitato in età romana, come testimoniano due ville qui segnalate dagli archeologi. Il borgo è dominato dalla mole del castello medievale, nei cui pressi si trova la Pieve di Sant'Emiliano, già dipendente dal vescovo di Verona nel 1145 insieme con la pieve di San Cassiano. Questa, edificata in età altomedievale su una precedente villa romana a lago oggi non è più esistente; è da ricordare come indizio della precoce cristianizzazione di questi luoghi, poiché nel cimitero a lei pertinente sono state rinvenute delle tombe con simbologia cristiana, tra cui il coperchio di un sarcofago costituito da una lastra monolitica con l’iscrizione “crux Cristi alere peccatorem” (la croce di cristo salva il peccatore), ora conservato nel museo delle Grotte di Catullo a Sirmione. La pieve di Sant’Emiliano è chiaramente romanica, posta su un terrazzo morenico da cui si gode una meravigliosa vista sul lago, luogo che ispira forte spiritualità. È simile, sia nelle forme sia nell’apparato decorativo delle strutture murarie, alla pieve di San Zeno a Lonato del Garda, pur con un’abside meno ricca di elementi scultorei. In facciata il portale è sovrastato da una lunetta e da un bassorilievo con croce greca. L’interno, ad aula unica, presenta resti di affreschi appartenenti a due periodi, XIII e XV secolo; pur essendo di difficile lettura, gli studiosi definiscono gli affreschi della prima fase come parte di una scena del Giudizio Finale e individuano in quelli della seconda fase l’Arcangelo Michele con altri Santi. Addossata alla chiesa era presente la casa dell’arciprete, sostituita nel XV secolo da edifici rustici con una bella torre colombaia.

Nel XVI secolo, con la crescita del borgo posto ai piedi del castello, la Cappela di Santa Maria, che dipendeva dalla pieve di Sant’Emiliano, assunse maggiore importanza e divenne parrocchiale. Dato il calore e la profonda fede della popolazione, l’edificio religioso venne ritenuto troppo piccolo e quindi ricostruito nelle forme attuali su progetto dell’architetto Paolo Farinati. La sua consacrazione avvenne nel 1628, ma i lavori si conclusero solo nel 1682 con la messa in opera del portale, come ricorda la data incisa sull’architrave dello stesso. La facciata è tardo rinascimentale con elementi barocchi, l’interno è a navata unica con volta a botte e vede la presenza di numerosi altari e una cappella. Tra le opere presenti sono da segnalare una tela dedicata all’Assunta attribuita al pittore veneziano Andrea Celesti, una pala raffigurante la Vergine con Gesù Bambino di Zenone Veronese (1541) ed altre opere di pittori seicenteschi, tra cui Bernardino Gandino e Andrea Bertanza. Nel XVIII secolo la chiesa venne arricchita con statue marmoree del Callegari e dallo straordinario gruppo scultoreo in legno realizzato da Beniamino Simoni: il Compianto del Cristo, che è posto nella cappella del Crocefisso. Esso rappresenta un chiaro esempio di quel profondo senso religioso che animava gli uomini dei secoli passati e che ancora oggi commuove e spinge alla preghiera. L’altare maggiore, costruito nel XVIII secolo, è in marmo con una tela di fine Cinquecento, eseguita dall’architetto che progettò la chiesa; sopra la tela si trova una lunetta che raffigura un angelo, dipinta nel 1903 dal pittore salodiano Angelo Landi.

A circa duecento metri dal centro storico, nella frazione di Villa, si può visitare la chiesa commissionata dalla Compagnia dei Disciplini nel 1588, dedicata a Santa Maria della Neve. All’interno di grande pregio è la raffigurazione della Decollazione di San Giovanni davanti a Salomè, che presenta un interessante impianto prospettico e una raffinata esecuzione, è attribuita a Giovanni Battista Trotti detto il Malosso, insigne pittore cremonese di fine XVI secolo.

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