ITINERARIO RELIGIOSO A MAGASA

Arrivando a Magasa verso il mezzodì, l’aria profuma di camini accesi: bolle l’acqua dentro i paioli di rame, dove la farina di mais, sapientemente rimescolata, presto diventerà saporita polenta. Per i tranquilli abitanti di questo piccolo Comune montano aggrappato a un pendio scosceso, di cui fa parte anche l’incantevole frazione di Cadria, la vita scorre da secoli in perfetta armonia con i cicli della natura. Forte e radicata è la fede della popolazione, frutto di millenni di lotta per la sopravvivenza: si appellava al cielo, lo sguardo rivolto alle immagini sacre che ancora oggi ornano facciate di case e mura di antiche chiese, pregando affinché gli inverni non fossero troppo rigidi, le messi crescessero copiose e le epidemie risparmiassero le mandrie e i Cristiani. E ancora, nel corso dei secoli, gli abitanti di Magasa invocarono la protezione divina contro le truppe che da qui passarono in orde, per raggiungere le terre trentine e il lago di Garda: i temibili mercenari veneziani, gli spietati Lanzichenecchi, i violenti soldati di Enrico V e i malvagi briganti della riviera terrorizzarono per secoli gli abitanti di quest’alta valle, splendida nei suoi panorami ma via di transito e di fuga per eserciti e banditi.

Tangibili restano i segni delle arcaiche devozioni, nelle feste che tuttora si celebrano e che, come allora, scandiscono stagioni e ricorrenze. Se di qui passa il viaggiatore, d’inverno, la sera della vigilia dell’Epifania assisterà al “Canto della Stella”: un gruppo di cantori locali, dopo la Santa Messa celebrata nella parrocchia di Sant’Antonio Abate, sfila in processione per gli stretti vicoli del paese, intonando antichi canti che annunciano l'arrivo dei Magi a Betlemme. Il coro è preceduto da figuranti che impersonano i tre re e da un portatore che regge una stella cometa. Grande è la partecipazione e forte l’emozione di chi assiste.

E ancora, a gennaio, dalla domenica successiva al giorno del Santo Patrono, celebrato il 17 del mese, per tre giorni si svolgono i “Sacri Tridui”, festività religiose in onore del SS. Sacramento, durante le quali si commemorano i defunti della comunità. I fedeli che assistono alle funzioni reggono centinaia di candele accese, che rendono l’atmosfera emozionante e avvincente. L’inverno è freddo, quassù, ma anche a febbraio vale certamente la pena di inerpicarsi lungo la sinuosa strada che qui conduce, per assistere all’antica “festa della distribuzione del sale”, durante la quale ad ogni abitante maggiorenne viene regalato un chilogrammo di sale. L’usanza risale a qualche secolo fa e ricorda il legato di alcuni benefattori locali i quali, in cambio di una Santa Messa in suffragio, lasciarono i propri averi alla comunità per permettere a chiunque di acquistare il sale, un tempo raro e assai costoso.

Di antichissima fondazione è la chiesa di San Lorenzo, nella piccola frazione di Cadria. Vi fu un tempo in cui la sua campana veniva suonata a distesa all’avvicinarsi di un temporale, per scacciare i piccoli demoni ritenuti responsabili della grandine.

Durante la sfolgorante estate, stagione che accoglie i visitatori con profumi e colori indimenticabili, il 10 agosto si festeggia il Santo patrono della frazione. Dopo la Santa Messa in suo onore, i festeggiamenti proseguono con la distribuzione di un quarto di vino e di pane a tutti i presenti, seguita da pranzo collettivo nella piccola piazza del paese. Pietanza immancabile è l’ottimo Tombea, formaggio d’alpeggio prodotto dai malghesi. E proprio al celebre Tombea è dedicata la Sagra del Formaggio, organizzata dal Comune sull’altipiano di Cima Rest, ogni seconda domenica di settembre, per celebrare questo prodotto, genuino e squisito, insieme alla fine della stagione dell'alpeggio. La mattina, all’apertura della sagra, viene celebrata una Santa Messa nella Chiesetta Alpina. È una giornata di piacevole svago, da coronare, chissà, magari trascorrendo una notte nei celebri Fienili di Cima Rest, tradizionali edifici dal tetto di paglia situati nelle zone di pascolo degli altipiani. Un tempo gli operosi contadini vi risiedevano tutto l’anno e, dopo il graduale abbandono, il Comune ne ha curato la ristrutturazione, convertendone alcuni in strutture ricettive. Uno dei fienili è stato invece trasformato in interessante Museo Etnografico della Civiltà Contadina, per raccontare al visitatore la storia di queste miti popolazioni, per le quali la montagna è da sempre fonte di vita.

Per non dimenticare di guardare al cielo, qui tanto protagonista e vicino da sembrare a portata di mano, il viaggiatore può far visita, durante le sere d’estate, all’Osservatorio Astronomico di Malga Corva, sopra Cima Rest, dal quale stelle e pianeti occhieggiano chi li scruta, con quel sorriso misterioso e indecifrabile di chi tanta storia ha veduto passare sotto il proprio firmamento.

CONDIVIDI CON:
inLombardia | Regione Lombardia