ITINERARIO RELIGIOSO A GARGNANO

Remota e autorevole è la storia sacra di questo luogo, il cui antico fervore religioso è tuttora tangibile. Prima di arrivare al capoluogo, si attraversano piccole frazioni, dove l’atmosfera è rimasta quella di un tempo antico. La prima a dare il benvenuto, dopo il ponte che separa dal Comune di Toscolano Maderno, è Bogliaco: dall’VIII secolo ai tempi di Napoleone, una sua confraternita della S. S. Trinità, con sede nell’oratorio di S. Giovanni, ospitava e soccorreva i pellegrini che dal nord Europa si recavano a Roma. Non bisogna, però commettete l’errore di confondere Bogliaco con Gargnano: è una frazione di questo Comune, è vero, ma ha un senso così spiccato d’indipendenza che se ne adonterebbe. Anche il suo aspetto è quello di chi basta a se stesso, tanto è ariosa e panoramicamente superba la Piazza Nazario Sauro, imponente e leggiadro il palazzo Bettoni e protettrice l’antica chiesa di San Pietro d’Agrino che, fra i campi ed i colli ubertosi della frazione collinare di San Pietro, sembra un castello fortificato che vigila sul paese. La Piazza Nazario Sauro, nel cui centro spiccano ora due superbe aiole, con sedili ombreggiati da piante centenarie da cui si scorge un mirabile golfo e, di fronte, il Monte Baldo possente, un tempo era un prato a cui scendevano rigagnoli che terminavano il loro corso nel porto.

Via Paradiso congiungeva la piazzetta dei S. S. Martiri con l’oratorio di S. Maria Elisabetta, a sud ovest del paese. Vi fu un tempo in cui gli abitanti del paese solevano festeggiare la Santa con una singolare illuminazione: centinaia di gusci di lumaca vuoti, riempiti di olio, portavano le loro tremule, vaganti fiammelle, sulle acque dell’incantevole baia. Nel ‘700 Bogliaco è commossa per quello che ritiene un miracolo: riguardava il suo Crocefisso tanto caro, davanti al cui tabernacolo, posto vicino al sagrato di San Pietro, ognuno si fermava a pregare. Di ottima fattura, certamente del primo ‘500, di grandezza naturale, con i lunghi capelli mai consunti né scemati, pareva nato dal cuore di tutti. Il volto mestissimo ispirava dolcezza e pietà; certamente comprendeva e leniva tutti i dolori. Un mattino di maggio, l’anno 1700, fu trovato adagiato fra i rami di un olivo che sorgeva sul sagrato davanti all’elegante pronao della chiesa di San Pietro d’Agrino. Nel 1734, per voto della confraternita e con l’obolo di tutto il paese e dei pellegrini stessi, fu eretta una chiesetta a una navata dedicata alla S. S. Trinità, ma da tutti chiamata del Santo Crocefisso. E poiché la vera pietà è carità, vi fu annesso un più vasto e comodo ospizio per i viandanti affiliati ad altre confraternite del S. Crocefisso poiché, allora, tutto il mondo cristiano era patria e ovunque c’erano confratelli. Venerato da tutta la riviera, fu sempre implorato durante le calamità e, ogni cinque anni, veniva trasportato in modo solenne per il paese. Straordinarie predicazioni, musiche, mortaretti, sfarzose illuminazioni stupivano la folla.

Dopo Bogliaco, superato l’imponente palazzo Bettoni, mirabile edificio settecentesco progettato dall’architetto Adriano Cristofoli e, in seguito, da Antonio Marchetti, proseguendo verso nord si arriva ad un’altra frazione: Villa di Gargnano. Villa è un piccolo paese che si specchia nel lago, ora profondamente azzurro e spazzato da onde, ora plumbeo e velato da una leggera nebbia che gli dà l’imponenza e l’aspetto del mare. Sorge ai piedi della collina dove, nel XV secolo, fu fondata la chiesa di San Tommaso e, dal 1905, il convento francescano: nel 1913 lo scrittore inglese D. H. Lawrence, nel libro Twilight in Italy, scritto proprio durante il suo soggiorno a Villa, descrisse in alcune pagine ricche di lirismo e poesia le sue visite alla chiesa e al convento. La piccola chiesa fu cara ai pescatori di Villa e, un tempo, fu meta costante delle loro spose, che vi vollero lasciare la testimonianza di un fatto caratteristico: la frequenza dei parti gemellari che si verificavano in paese è ricordata dall’immagine di S. Libera, che regge fra le braccia due gemelli. L’affresco fu pagato dalle donne del luogo che, in alto, posero la data 1535 e alla base, l’iscrizione “Questa la fata fare le done de Vila”. Il convento fu anche sede del Terz’Ordine francescano di cui, sempre nel 1956, fu celebrato l’anniversario della fondazione. Relatrice fu la prof.ssa Giuditta Garioni Bertolotti. Nativa di Villa di Gargnano, fu insigne letterata, studiosa di Dante e Manzoni, insegnante d’intere generazioni alle scuole superiori di Brescia e apprezzata scrittrice. Legata da antica e profonda amicizia con papa Paolo VI, Giuditta Garioni Bertolotti redasse importanti biografie di S. Angela Merici, Antonio Rosmini e Lodovico Pavoni. Fu attiva collaboratrice di giornali e riviste cattoliche e stimatissimo membro dell’Ateneo di Salò. Legatissima al convento francescano di Villa, nel 1956, quando fu decisa la sistemazione del sagrato, donò ulivi e cipressi per abbellirne il belvedere. Il convento fu soppresso nel 1978 ed è oggi sede del Centre Européen de Rencontre et de Ressourcement, diretto da Padre Bruno Ducoli. Il centro è aperto a tutti coloro i quali desiderano passare qualche tempo in meditazione, preghiera o raccoglimento.



I confini di Villa secoli fa erano delineati da altri importanti conventi: a sud, in località San Carlo, quello dei dotti predicatori Cappuccini, soppresso poi da Napoleone e, a nord, quello dei Frati Minori Osservanti, accanto alla duecentesca chiesa di San Francesco, che ci introduce a Gargnano, il bel capoluogo. Una sosta all’interno dell’incantevole chiostro d’impianto trecentesco è d’obbligo. I capitelli delle colonnine che reggono gli archi narrano le origini della coltivazione dei limoni sul Garda, probabilmente importata dai laboriosi frati. Si dice che fu proprio Francesco, al ritorno dal viaggio in Terrasanta nel 1220, a fondare un primo romitorio a San Giorgio in Varolo, presso il porto di Tignale. Più tardi, il convento fu trasferito a Gargnano dove, intorno al 1269, i buoni frati edificarono l’attuale chiesa con annesso monastero, poi soppresso per volere della Serenissima nel 1769.

Tornando sulla strada che attraversa Gargnano, ora via Roma ma un tempo tratto della strada Regia, si arriva nel centro del paese. Il porticciolo appare all'improvviso, con la bella piazza e il lungolago ornato da piante di agrumi sempreverdi. Salendo per pittoreschi vicoli, poco distante dalla piazza si raggiunge la parrocchiale, dedicata a San Martino. Imponente e solenne, la chiesa attuale è frutto dell’ambizioso intervento di ricostruzione eseguito nel 1837 dall’architetto bresciano Rodolfo Vantini. Muovendosi verso nord lungo il lago, due chilometri dopo il centro, si arriva invece all’umile chiesetta di San Giacomo in Calì, piccolo gioiello di architettura romanica edificato in riva al lago, presso un comodo attracco: presumibilmente la cappella funse da punto d'approdo per quei pellegrini diretti a Roma o a Santiago de Compostela i quali, scegliendo la rotta a sud delle Alpi e non volendo inerpicarsi lungo pericolose e difficili mulattiere, imbarcandosi presso Riva del Garda qui sbarcavano, per poi continuare a piedi il santo tragitto lungo la strada Regia, che qui aveva inizio. Sotto il grande portico di ricovero, gli affreschi trecenteschi testimoniano devozioni antiche: allora come oggi, gli sguardi severi e ieratici di San Giacomo e Sant’Antonio e i profondi occhi del più antico San Cristoforo scrutano le acque del lago, proteggendo coloro i quali passano da questo luogo di fede e speranza.



Chi poi volesse salire verso le frazioni montane, incontrerà minuscoli villaggi, piccole pievi e cappelle campestri. Da Sasso, paesino montano di pochi abitanti, i più sportivi possono risalire lungo un’antica mulattiera e raggiungere l’eremo di San Valentino, che sorge nell'omonima località a circa 700 metri di altezza e dal quale si gode uno stupefacente panorama su Gargnano e sul lago. La piccola cappella secentesca fu edificata come ex voto dagli scampati alla peste del 1630, rifugiati tra queste inaccessibili rocce per sfuggire al contagio. Magnifica la vista, serena l’atmosfera campestre, San Valentino resta un luogo magico e carico di spiritualità. Da Sasso, salendo lungo la splendida strada panoramica, si raggiunge Navazzo, piccola frazione montana circondata da splendidi boschi di querce, faggi e carpini.

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